L'ex Sindaco di Termoli Vincenzo Greco ha replicato alle parole del primo cittadino termolese Antonio Di Brino.
Di seguito il contenuto della sua lettera:
La conferenza stampa fatta dal Sindaco Di Brino giovedì scorso 11 agosto sui vari argomenti da lui trattati contiene una serie di falsità e di insinuazioni sull'operato della mia Amministrazione.
Perchè mai Bassantonio Di Brino, ogni qualvolta si senta in difficoltà per attacchi che gli vengonoportati dall'opposizione consiliare o da altri, debba schizzare raffiche di bugie e di insinuazioni maligne sulla mia Amministrazione, resta un mistero.
Ritiene forse che, inventandosi una qualche colpa a nostro carico, possa stemperare fino a far scomparire le sue responsabilità per le grossolane, stupefacenti vicende, specie talune più recenti,che costitiscono ormai il leitmotiv della sua Amministrazione.
Poveretto!
Prendiamo il caso della nomina del suo attuale genero Daniele Di Vito a Dirigente dell'Urbanistica, fatta da Di Brino quando era già da qualche anno fidanzato con sua figlia.
Non metto il becco nella storia privata dei due ragazzi, su cui non c'è niente da dire e risparmio al Sindaco Di Brino le considerazioni di tutte le persone di buon senso sulle dichiarazioni che si è fidato di fare ai giornalisti sulla cosa.
Se, poi, ai cittadini di Termoli interessi o no sapere se sono amministrati all'insegna del privilegio e del familismo, il sondaggio di Primonumero dovrebbe avere spazzato via qualunque illusione di un signor Sindaco tanto strafottente da pretendere persino di far passare questa storia per una quisquiglia insignificante.
Qui voglio solo ristabilire la verità storica sulla assunzione di Di Vito in Comune, fatta da me qualche anno fa e ribadire, a chi si rifiuta ancora di volerla vedere, la distanza siderale che separa la mia Amministrazione da quella attuale.
Nel 2007 concepii di ricostruire l'ufficio legale interno, quanto meno per difendere il Comune in ogni pratica di ordinario contenzioso civile ed amministrativo ed inizialmente ritenevamo, io e la mia Giunta, che bastasse l'opera di un solo avvocato da aggiungere a quella dell'avvocato già esistente.
Quindi, come era naturale per la nostra Amministrazione, indicemmo un concorso pubblico per titoli, pubblicammo la graduatoria il 31 agosto 2007 ed assumemmo il primo della graduatoria, un avvocato di un paese vicino Lanciano.
Il rapporto con questo avvocato non si rivelò felice e fummo costretti a risolverlo dopo pochi mesi.
Nel frattempo, a causa dell'enorme mole di contenzioso pregresso, formatosi con le Amministrazioni precedenti e di cui via via andavamo prendendo conoscenza, ci convincemmo che non bastava un solo avvocato e, così, con una nuova deliberazione di Giunta del 19 aprile 2008, decidemmo di assumerne due: il secondo ed il terzo della graduatoria del concorso e cioè l'avv. Vincenza Casale, seconda in graduatoria e l'avv. Daniele Di Vito, terzo in graduatoria.
Faccio rilevare che l'assunzione del terzo in graduatoria è stata da noi fatta, pur conoscendosi dell'avv.Di Vito l'appartenenza, anzi la militanza attiva, in un partito di destra, Forza Italia, quindi,
opposto alla nostra coalizione e nonostante fosse già noto il suo legame sentimentale con la figlia del consigliere di opposizione Antonio Basso Di Brino.
E quest'ultima circostanza ci fu subito riferita da alcuni dei nostri Consiglieri, con l'intento evidente di sconsigliarcene l'assunzione: avremmo potuto metterci un nemico in casa.
Ma io e l'intera Giunta decidemmo di non dare ascolto a quel consiglio e deliberammo l'assunzione sia dell'avv.Casale che dell'avv.Di Vito.
Mi preme rimarcare che noi modificammo la precedente delibera proprio per assumere un secondo avvocato, Di Vito, appunto, - il quale, lo ripeto ancora una volta, era terzo in graduatoria - per la semplice ragione che ritenevamo che fosse utile per il Comune assumere due avvocati invece di uno.
Ed ancora oggi ritengo che abbiamo agito nel modo migliore. Sia l'avv.Casale che l'avv.Di Vito si sono rivelati due buoni acquisti, seppure con caratteristiche diverse, hanno lavorato sodo, si sono
divisi i compiti in buon accordo anche con l'altro avvocato dell'ufficio legale e così il Comune hapotuto recuperare la necessaria prontezza di riflessi nel settore giudiziario e molte questioni del passato che languivano irrisolte hanno visto una rapida e positiva conclusione.
Questo con me e finchè ci sono stato io in Comune.
Poi arriva Di Brino, caccia all'improvviso, senza alcuna motivazione ed in modo umanamente incivile l'avv.Casale, la quale, peraltro, in quel tempo, insieme al segretario Petrosino, era impegnata in una trattativa delicata con la società Torno, per transigere una vecchia lite giudiziaria degli anni 80 che il Comune aveva perduto, ed inizia, lui, Di Brino, a trattare la questione da solo, fino a concluderla con sorprendente rapidità nel modo che tutti sappiamo: fortemente penalizzante per il Comune sotto il profilo del quantum, da pagarsi, peraltro, ad una società che soltanto qualche mese dopo è stata dichiarata fallita dal Tribunale di Milano. Ma questa è un'altra storia.
Dunque, la Casale viene cacciata e Di Vito?
Di Vito viene trattato dal nuovo Sindaco in modo diametralmente opposto: viene premiato e promosso al rango di Dirigente, in uno dei settori più importanti dell'Amministrazione di un Comune, l'Urbanistica.
Questi i fatti.
Perchè il nostro Sindaco si sia comportato in modo così schizofrenico con l'avv.Casale e con l'avv. Di Vito, e soprattutto perchè abbia inteso disfarsi della mite e laboriosa avv.Casale, ce lo potrebbe chiarire solo lui, ma nessuno si aspetta che ci dica le ragioni vere. Si possono, però, intuire.
Ma Di Brino, nella sua conferenza stampa, sulla parentopoli contestatagli fa due cose apparentemente incomprensibili:
1) mente sulla graduatoria del concorso, dicendo che Di Vito sarebbe stato secondo e la Casale
terza;
2) fa risaltare che l'avv.Casale era “vicina all'assessore Antonio Russo?“.
Chi non conoscesse affatto il nostro Megliobasso sarebbe portato a considerare la prma menzogna un semplice errore e ad interpretare la seconda notazione nel senso che l'avv. Casale, termolese di
nascita e vissuta da sempre a Termoli, forse ha abitato in passato in una casa vicina a quella di Russo o, chissà, alle elementari gli è stata vicina di banco o magari in spiaggia, d'estate, vicina di
ombrellone.
Ma chi, come me, ha una conoscenza anche solo superficiale del nostro Sindaco, intuisce d'istinto che la combinazione delle due cose - la menzogna sulla graduatoria del concorso e la fumosa notazione della vicinanza all'assessore Antonio Russo - non è casuale, ma è la manifestazione, rozza e maldestra nel nostro caso, della qualità personale di maggiore spicco di Bassantonio Di Brino, quella di essere un irrefrenabile, incoercibile, infaticabile, imperdonabile“schizzatore di fango”.
Di Brino, insomma, vorrebbe in modo menzognero e disonesto insinuare l'idea che l'assunzione dell'avv.Casale da parte mia sarebbe stata fatta per favorire una persona vicina alla mia Amministrazione e per fare questo, cioè per assumere quella che lui dice essere la terza in
graduatoria, sarei stato costretto ad assumere anche il secondo in graduatoria, seppure di Forza Italia.
E, quindi, lui, Di Brino, si sarebbe comportato più o meno come il Sindaco Greco, con la sola insignificante particolarità che il privilegiato era in rapporto affettuoso con sua figlia e lui, peraltro,
neanche lo sapeva.
Peccato che sia falso! Le cose, come ho raccontato, sono andate diversamente.
La graduatoria del concorso non era come la racconta, da bugiardo, Di Brino ed io ho conosciuto l'avv.Casale quando ho conosciuto l'avv.Di Vito, cioè dopo la loro assunzione in Comune; così come anche dopo la sua assunzione avevo conosciuto quell'altro avvocato, primo in graduatoria.
Ora, Di Brino faccia tutte le scelte e prenda tutte le decisioni che vuole, sia se le ritiene giuste per la città e sia se solo più convenienti per sé e la sua famiglia, ma non coinvolga con menzogne e con basse insinuazioni, la mia persona e la mia Amministrazione nella fanghiglia del suo bisogno di difendersi dalle accuse di familismo o delle altre meschinità che gli vengono imputate.
Se lo metta in testa una volta per tutte, io non sono comparabile a lui e, soprattutto, la mia Amministrazione non è comparabile alla sua. Le sue bugie grossolane e le sue insinuazioni inutilmente velenose ribadiscono e fanno risaltare l'abissale diversità.

